Partigiani del nuovo millennio

di Andrea Sciotti

25 aprile 1945. Questa semplice data ci lascia in eredità un mucchio di valori e di idee. Quei valori che ci permettono di essere qui a scrivere su questo blog, di pensare in maniera autonoma e di poter criticare lo status quo. Grazie alla lotta partigiana disponiamo della vera libertà, non quella paventata da molti partiti oggi, ma quella che ci permette di camminare a testa alta.

Grazie ai ribelli, come venivano chiamati i partigiani dalle truppe nazi-fasciste, disponiamo di un vero esempio di patriottismo: persone che non hanno accettato l’invasione tedesca, avvenuta dopo l’8 settembre 1943, giorno in cui entrò in vigore l’armistizio con le truppe alleate anglo-americane, e hanno deciso autonomamente di combatterla; gente di diversa provenienza geografica e soprattutto politica che, per una causa comune, ha deciso di unirsi e scacciare l’odiato invasore. Ci hanno mostrato, grazie alle loro azioni e ai loro comportamenti, il vero valore della parola dignità!

Ma oltre a questo lascito di concetti e valori, i partigiani ci hanno consegnato una cosa fondamentale: la nostra carta costituzionale. È innegabile che essa discenda in buona parte dai valori e dallo spirito di compromesso tra le varie forze politiche antifasciste, che si erano affinate alla collaborazione proprio su quei monti che, Alpi o Appennini che fossero, li videro protagonisti armi alla mano. Questa mia idea è avvalorata dalle parole di un grande padre costituente, Piero Calamandrei, già esponente del Partito d’Azione e poi, con lo scioglimento di quest’ultimo, membro del Partito Socialdemocratico: “Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero, perchè li è nata la nostra Costituzione”.

Ora, ai giorni nostri, una precisa parte politica vuole cambiare in parte la nostra Costituzione. E non mi stupisce affatto che sia riaffiorato il revisionismo storico, perchè ciò che stanno cercando di far passare si inserisce proprio in questo progetto di cambiamento. Delegittimare è il loro mestiere; cosa c’è di meglio che colpire proprio i cardini, le fondamenta della nostra carta costituzionale?

Io non posso inoltre accettare che venga equiparata la lotta partigiana a quanti sono morti per la Repubblica di Salò, i cosiddetti repubblichini. Non si può accettare che i partigiani vengano attaccati per le morti che hanno procurato; alcuni eccessi ci sono stati, è innegabile, ma bisogna ricordare che eravamo in guerra! E come si dice, se non sparo io mi spari tu! Non si possono assolutamente porre sullo stesso piano le azioni di chi combatteva per la libertà e di chi sapeva di combattere per un regime che negli ultimi suoi anni aveva mostrato il suo lato peggiore e che ora si stava mostrando ancora più inumano con l’arrivo dei tedeschi. Non posso accettare quindi di equiparare chi combatteva per la libertà e chi combatteva per la repressione d’essa. Io non posso accettarlo, ma nessun italiano di buon senso può farlo.

La volontà di salvaguardare la Costituzione e di conseguenza la democrazia, la volontà di essere coscienza critica della società, la volontà di essere d’esempio positivo per le nuove generazioni che purtroppo poco o nulla sanno sull’argomento mi ha spinto ad aderire all’Anpi, l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia. E sono convinto che a buon titolo tutti coloro che provano ad esercitare quanto appena detto possono essere chiamati partigiani. Partigiani del nuovo millennio. Persone, uomini e donne, che vogliono che il 25 aprile, giorno della Liberazione, torni ad essere visto con occhi diversi e con spirito nuovo, con lo stesso spirito del dopoguerra, quando si coglieva ancora l’importanza reale della lotta partigiana, e non come è sentito ai giorni nostri dalla maggioranza dei cittadini, e cioè come una mera festa grazie alla quale si sta a casa da scuola o dal lavoro. Ce lo chiedono i migliaia di ribelli morti per un futuro migliore! Ce lo chiede l’Italia, per far sì che certe orrori non ritornino. Ce lo chiedono i nostri figli e nipoti, per farli vivere in un paese in cui le parole dignità e libertà esistano ancora.

Andrea Sciotti

Presidente  ANPI Sez. Cazzago San Martino

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