Nostra Patria è il Mondo Intero. Migranti e Briganti nelle matite di Altan, ElleKappa, Staino, Vauro e Lopez

di Matteo Antonin

«Si sa che un razzista, salvo rari casi di entusiastica spudoratezza, non si considera mai tale. Ritiene invece di avere prove che c’è gente stupida, indolente, pericolosa, la quale non solo è incapace per natura di far bene nel paese d’origine, ma ha deciso di far male anche in casa nostra».

Con queste parole lo scrittore e giornalista Domenico Starnone presenta la mostra itinerante Nostra Patria è il Mondo Intero. Migranti e Briganti nelle matite di Altan, ElleKappa, Staino, Vauro e Lopez, curata da Sergio Staino e promossa da ARCI e Giangiacomo Feltrinelli Editore.

La mostra è gratuita e visitabile fino al primo maggio al centro Pippo di Bolzano (proseguirà poi a Viterbo, Montale e Firenze).

Dodici pannelli ospitano le vignette satiriche di Altan, ElleKappa, Staino, Vauro e Lopez (vignettista catalano), e guidano il visitatore in un viaggio dall’ironia amara attraverso i luoghi comuni della xenofobia e del razzismo.

Il pregiudizio, l’etnocentrismo, il razzismo, la xenofobia sono difficili da spiegare con le parole: ci abbiamo a che fare tutti i giorni, ma ormai quasi non ci facciamo caso, o cerchiamo delle scuse per non ammettere a noi stessi e agli altri che questo tarlo sta iniziando a rosicchiare anche noi.

Nessuno ammette esplicitamente di essere razzista o xenofobo: quante volte abbiamo sentito la frase io non sono razzista, ma…..?

«Il razzista» scrive Starnone «non vi dirà mai che questa sua convinzione ha a che fare col colore della pelle o col fatto puro e semplice che si tratta di stranieri, vale a dire persone con lingua, usi e costumi diversi dai suoi. Vi dirà invece, come fanno i nostri governanti, che il problema è la difesa dell’ordine pubblico, la tutela dei confini patrii, il rispetto delle nostre tradizioni, l’allarme terrorismo»…

Dunque quale mezzo migliore dell’ironia, della satira e del sarcasmo per smascherare in una risata amara queste idee che subdolamente si avvinghiano dentro di noi senza che nemmeno ce ne accorgiamo?

Con una breve vignetta, di poche ma mirate parole, è possibile trasmettere un messaggio con più rapidità ed efficacia che con una spiegazione discorsiva o logica.

Inoltre, il piccolo shock che la vignetta provoca ha il preciso effetto di inviare alla mente prigioniera nei confini ristretti del pregiudizio un messaggio impossibile da esprimere in modo diretto, attraverso argomentazioni discorsive che verrebbero razionalmente rifiutate.

Ogni vignetta, così come ogni risata da lei provocata, apre immediatamente (senza la mediazione della riflessione razionale) una porta; come in un baleno rovescia i nostri schemi mentali, ci spiazza, colpendo subito il bersaglio.

Il messaggio della vignetta irrompe in noi stessi, senza darci il tempo di erigere quelle barriere logico-razionali che costruiamo in nostra difesa per non ammettere di esserci lasciati catturare dalla retorica del pregiudizio, dal pensiero a mente unificata.

Queste vignette ci fanno riflettere, senza lunghi discorsi, né retorica o moralismi, su un tema complicato: nella loro semplicità scardinano le nostre convinzioni e per un attimo, solo per un attimo, diradano la nebbia.

Pochi discorsi allora, poiché – si è detto – le vignette non hanno bisogno né di parole, né di spiegazioni: parlano da sole.

Eccone alcune.

Per concludere, solo un piccolo consiglio, tratto dalla presentazione della mostra: nel visitarla «fate uno sforzo, guardate queste tavole in compagnia di una persona reale o virtuale affetta da razzismo o xenofobia. O, più banalmente, insieme a quella parte di noi stessi che, in questi tempi bui, tende a diventare xenofoba o razzista. Può essere utile».1

1 Tutte le citazioni sono tratte dalla presentazione alla mostra di Domenico Starnone.

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Sofista contaballe, stakanovista dell'otium, luddista oscurantista.
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