SVENTURATA LA TERRA CHE HA BISOGNO DI EROI: Fabrizio Corona o il naucrates ductor

di Michele Barbaro

Questa rubrica mensile intende discutere volta per volta la vita e le azioni di personaggi poco edificanti. Persone che suscitano o hanno suscitato scandalo, polemica, fastidio. Questo perché, nella volontà di scrive, è salda l’idea che ogni scoperta nasce dal conflitto. Perché il confronto più profondo e leale lo si fa con i propri nemici, con i propri fantasmi. Non vi è in questo progetto nessuna pretesa accademica o dottrinale. Ci sono spunti, provocazioni, da discutere insieme, se si vuole.

 

“Corona è un coglione” sbotta la donna e proprio non può evitare di dirlo. Si contestualizzi: Aula Cinema, facoltà di Lettere e Filosofia, Siena, dibattito a tarda notte, alla fine del film Videocracy. Corregge il tiro: “Corona non è proprio un coglione, ma un imbecille”. Che Corona Fabrizio non susciti le simpatie dell’intellighenzia universitaria non sembra essere una sorpresa. Che Corona Fabrizio meriti le righe di questa rubrica è fin troppo scontato. Non avrei voluto affrontare il soggetto, non fosse altro per il fatto che è ancora in vita. Sarà un pezzo parziale, perché è compito ostile giudicare una vita che vive (si ricordi J.P.Sartre e il rifiuto del Nobel). Ma l’ostilità percepita di recente contro questa persona stuzzica assai la penna.

Corona Fabrizio Maria nasce a Catania, il 29 Marzo del 1974. Famiglia bene, che meglio non si può. Figlio di Corona Vittorio, genio del giornalismo post-moderno, e nipote di Corona Puccio, giornalista e conduttore della tv generalista. Ci si soffermi un secondo sulla vicenda dello scomparso Vittorio. Dopo la gavetta in Sicilia, facilitata dal padre giornalista, Vittorio si trasferisce a Milano dove ricopre incarichi importanti. Assunto dal gruppo Rizzoli lavora come capo redattore per Novella 2000 e Annabella, passa poi al gruppo Mondadori per il quale dirige il settimanale Grazia. Nel 1993, passato al gruppo Fininvest diventa direttore di quello che sarà il telegiornale più illuminato degli ultimi 15 anni: Studio Aperto. L’idea è quella di cambiare il registro giornalistico televisivo, satira, fotomontaggi, un pubblico interattivo e tanto sano faceto. Passano pochi mesi e Vittorio lascia questo incarico d’oro. Berlusconi entra in politica, cortocircuito, arrivederci. Segue Indro Montanelli alla Voce, della quale diverrà Vicedirettore.

Pur non volendo spiare nel buco della serratura di casa Corona, è facile intuire che il giovane Fabrizio avesse una conoscenza dei pizzi e dei merletti, che al figlio dell’operaio non è data, con buona pace del figlio dell’operaio.

Il ragazzo cresce, e cresce bene. Si sposa con la modella Nina Moric (2001), e all’inizio è solo questo a fare notizia. É il tempo in cui collabora con Lele Mora, eminenza oscura dell’avanspettacolo italiano. Si vede che capisce alla svelta le cose, e poco tempo dopo, gestisce un’agenzia di fotografi, paparazzi, che sostanzialmente egemonizza il mercato delle foto al rossetto. Affianca all’attività di mediazione tra paparazzi troppo svelti e persone molto importanti, quella di promozione della sua persona. L’agenzia che fonda si chiama Corona’s, e sostanzialmente il compito che si prefigge è quello di mediare lo scambio tra foto piccanti, riviste e privati. Il meccanismo è semplice, tant’è che non è né il primo né l’ultimo a fare il mestiere. Il suo lavoro lo fa bene, collabora con le riviste più importanti, controlla i fotografi più capaci, frequenta i salotti più invidiati.

Nel Marzo del 2007 scoppia il caso Vallettopoli, il P.M. Henry John Woodcock guida l’assalto al mondo patinato. Signorine che si prostituiscono, cocaina come neve e il nostro bel Corona al centro del processo: estorsione, favoreggiamento della prostituzione, spaccio di droga.

Passerà 77 giorni in carcere. Condannato per estorsione.

Il che vuol dire: condannato per aver ricattato delle persone. Si conceda una veloce riflessione:

Il lavoro di Corona Fabrizio era: assoldare furbi fotografi, fare fotografie a persone importanti nei loro momenti privati, rivendere le fotografie al miglior offerente. Due precisazioni: le fotografie venivano sempre scattate il luoghi pubblici, il che di per sé non costituisce un reato e il volume del lavoro di Corona era di circa 80.000 mila, dico 80.000 mila servizi all’anno. Che sia stato condannato solamente per cinque servizi rappresenta un piccolo paradosso.

Ora, si rifletta sui diritti e doveri dell’uomo pubblico: il luccicante mondo della televisione e affini vive di fama, successo, popolarità. Chiunque desidera partecipare all’allegra combriccola ben sa che i quattrini sgorgano da quante più bocche parlano di te. Ben sa l’uomo pubblico che le proprie vicende private interessano gran parte dei salotti d’Italia. Se si concede che gli scatti privati/pubblici vengono presi in luoghi leciti (si veda lo scatto in luogo pubblico di cui sopra), pare che i peccatori siano tutti quanti, il meccanismo ben oliato gira perché tutti gli ingranaggi lavorano di tacito comune accordo.

Se Corona fosse moralmente condannabile, lo sarebbe tutto il sistema. Con la differenza che lui questo lo sa, e dal sistema ci ricava Bentley vetri oscurati, ville e bella vita. Può non essere la bella vita che si auspica lo studioso nella sala cinema di qualche facoltà di Lettere e Filosofia, ma criticare le priorità private di una persona può essere esercizio pericoloso. In fondo, Corona Fabrizio si carica il peso del nostro tempo, facile girare la testa e pensare ad un mondo diverso, così non è. Difficile contestare Corona sul piano formale, ammette candido i suoi scopi, abusa del sistema per ottenerli. Parrebbe un complice, forse è un pesce pilota. Organismi simbionti. Come il pesce pilota che pulisce lo squalo e si sfama dei suoi resti, così Corona approfitta del sistema, e il sistema se ne giova. Accusare il pesciolino della voracità dello squalo pare azzardato, affermare che il pesce rende lo squalo più efficiente, corretto. Di per sé il pesce persegue una logica inoppugnabile. Vedi simbiosi mutualistica.

 

In ultimo, volendo pescare nella miriade di immagini che il Corona ci ha offerto in questa sua lunga militanza sotto le luci, si è deciso di ricordare uno dei momenti di massima fortuna.

Uscito di galera, fa di se stesso una splendida macchina da soldi: giornali, tv, radio, discoteche bramano un pezzo dell’uomo. Corona capisce bene come gira, viva il re, abbasso il re.

Il mondo brama il feticcio, l’oggetto; lui pronto risponde e si concede come oggetto, a buon prezzo ovviamente. Lo si ritrova così, a torso nudo, sul balcone di casa sua, Milano bene, che lancia ad una folla adulante mutande sporche.

Che cosa penserà il quel momento? Di certo, è consapevole della fugacità del momento, dice nel film Videocracy: “se fossi stato basso e grasso, non sarei dove sono”.

Che opinione avrà della società che gli ha permesso tutto questo? Come il pesce pilota, che vede il pescecane sbranare il tonno, Corona aspetta il pasto meritato, mentre fa risplendere la pelle dello squalo.

 

COROLLARIO

 

  • Fabrizio Corona è attualmente indagato per bancarotta fraudolenta della società Corona’s.
  • L’isola dei Famosi ha raggiunto il picco di auditel, quando la ex-moglie Nina Moric è venuta a sapere che Corona ha preso a sua insaputa, perché esiliata sull’isola con le telecamere, il figlio che hanno avuto insieme.
  • Poco tempo fa, Fabrizo Corona fu trovato dalla madre di Sara Scazzi in casa. Le versioni sono contrastanti, lei dice che il Corona entrò senza permesso, lui che l’avevano invitato.

    La cosa si risolse con le scuse di Corona, accettate dalla famiglia.

  • Fabrizio Corona ha scritto un libro in carcere, dal titolo La mia prigione.
  • In carcere, corrompendo una guardia con 4.000 euro, ottenne una macchina fotografica con la quale fece un servizio fotografico venduto a 30.000 euro.
  • Il giorno della separazione con la sua ex-moglie, Corona riprese tutto il rito con una telecamera nascosta, la sera stessa il filmato era in tutti i telegiornali del paese.
  • Tutto il processo Vallettopoli è stato ripreso e trasmesso dalla trasmissione Un giorno in pretura.

     

 

«La verità è che io sono il prodotto di questa Italia. L’Italia vuole questo. Se la gente, i vip presunti o veri, non avessero qualcosa da nascondere, il mio lavoro non avrebbe senso. Non tocca a me decidere ciò che è etico e ciò che non lo è. Alla fine credo di essere un povero bullo colpevole solo di fare un mestiere del c…».

 

 

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Personaggi, Sventurata la terra che ha bisogno di eroi e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...