Il secondo libro di filosofia

di Matteo Cosci *

«Si dice “filosofare” sia il ricercare questa stessa cosa, cioè se si debba cominciare a filosofare o no, sia il praticare la ricerca filosofica stessa».

Aristotele

Una volta, parlando con un compagno di studi, si discuteva di quale dovesse essere il “primo” libro di filosofia da leggere o, per lo meno, di quale dovesse essere il primo libro di filosofia da consigliare ad un neofita curioso della nostra materia. Doveva essere un’opera d’esordio accessibile, che potesse dare il giusto imprinting ma senza condizionamenti di sorta, insomma, una prima lettura introduttiva, ma che non traumatizzasse troppo. Si pensava ad un dialogo di Platone o a qualcosa di ancor più narrativo, scevro d’erudizione e di tecnicismo. Non era una scelta facile.

In realtà, a ben vedere, il mercato editoriale d’oggi ha imparato ad affollare gli scaffali con tanta carta stampata “protrettica”, cioè, appunto, d’incitamento alla filosofia. Ma allora, per l’inesperto, diventa davvero difficile destreggiarsi tra i tanti titoli, magniloquenti e accantivanti, dalla pop filosofia da taschino per tutti ad ogni costo, alla filosofia for children only o per «tipi intelligenti», alle guide di consulenza filosofica fai-da-te, alla divulgazione speculativa stile De Crescenzo, agli esercizi di meditazione per pensatori a corto di idee, fino ai corsi accelerati di «Illuminazione» dall’aroma più orientale… perciò, la domanda rimane: da dove cominciare in questa colorita varietà? Per alcuni, infatti, dopo gli anni di forzatura del liceo, una scelta di lettura autonoma sbagliata è quella che può compromettere definitivamente l’impressione circa una discipilna, come quella filosofica, che può davvero arricchire molto chiunque provi a dedicarcisi con liberalità, anche solo nel proprio otium intellettuale.

Del resto, in filosofia, è una questione tutt’altro che secondaria quella dell’inizio, il problema dell’origine, e dunque anche del libro che se ne pone a capo, dal momento che, come qualcuno ricorderà, la ricerca dell’archè, del principio, è centrale nell’indagine filosofica stessa e nel suo primo configurarsi scientifico. Perciò, per tornare all’esito di quella discussione che in apertura ricordavo, la mia prima osservazione di studente fu che il primo libro di filosofia dovesse riguardare l’inizio della filosofia stessa, ovvero la filosofia nella sua genesi storica. E allora proposi, guardacaso, quello che era stato per me il mio primo libro di filosofia, quello che io avevo letto per primo. Si trattava di un libricino a cui ero particolarmente affezionato, “La nascita della filosofia” di Giorgio Colli: pochissime pagine ma assai evocative, che avevano avvinto il mio immaginario. Tuttavia non è di questo libro, di certo non recente, che voglio qui discutere. Vorrei qui presentare invece quello che secondo me dovrebbe essere il degno sequel, una sorta di «secondo» primo libro della filosofia, sull’inizio della filosofia.

Il libro che ho in mente e che ho appena finito di leggere è quello della prof.ssa Maria Michela Sassi (dell’Università degli Studi di Pisa), il cui titolo è molto significativo: Gli inizi della filosofia: in Grecia, edito un paio d’anni fa da Bollati Boringhieri. Sia detto subito: non è un testo facile, è un testo di taglio specialistico, ma è di un’eleganza e precisione encomiabili.

La tesi principale è compendiata nel titolo: una area di nascita, molte le concause d’origine, in altre parole, non un inizio, ma una pluralità di inizi, e, inoltre, non ogni fenomeno culturale spontaneo è filosofia, ma solo quanto trae il proprio originario DNA da quell’unico crogiuolo di libertà e razionalità che fu la Grecia antica (sebbene sia doveroso ricordare che tale libertà era estromessa a donne, schiavi e stranieri). Sobrio e documentatissimo al tempo stesso, guida con sicurezza il lettore nei labirinti di questioni assai vessate, – dall’oralità alla scrittura, dalla poesia al discorso scientifico, dall’interiortà dell’anima all’universalità delle cosmogonie – un viaggio che talora dà il capogiro, talaltra spalanca una nuova e impensata apertura, come ad esempio quella, originale, sulle “razionalità multiple” che lo conclude.

In un certo senso, questo libro mi ricorda la prima pagina azzurrina del mio manuale di liceo, quella di “benvenuto” sul passaggio da mythos a logos: mi sembrava allora un raccontino troppo facile, scontato, quasi infastidente nella sua distanza. Ecco, questo libro di piccolo formato è un approfondimento verticale di quella prima pagina, uno scandaglio di profondità che mostra come niente sia acquisibile, anche storicamente, senza una necessaria problematizzazione interpretativa. Ripeto, non è un testo sempre facile, ma è uno studio rigoroso, puntuale, scritto con gusto e che soprattutto può offrire la possibilità di volgere uno sguardo contemporaneo all’arcaico. Questo è allora il mio «secondo» primo libro di filosofia che mi sentirei di consigliare, magari a qualcuno che già un po’ ha letto quella prima pagina del manuale di liceo, trovandola incredibilmente noiosa, e vuole ora prendersi il riscatto comprendendo i problemi che ne stanno all’origine.

Allego qui di seguito alcune altre recensioni di questo libro, più autorevoli della mia, per continuarne la presentazione:

Ma per voi, domando, in filosofia, da dove bisogna cominciare?

 

* Matteo Cosci è dottorando in filosofia presso l’Università degli Studi di Padova. Oltre che appassionato di mezzofondo e musica rumorosa, è studioso di filosofia antica e in particolare di Aristotele.

Informazioni su matteo

Sofista contaballe, stakanovista dell'otium, luddista oscurantista.
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