SVENTURATA LA TERRA CHE HA BISOGNO DI EROI: Erostrato

di Michele Barbaro

Questa rubrica mensile intende discutere volta per volta la vita e le azioni di personaggi poco edificanti. Persone che suscitano o hanno suscitato scandalo, polemica, fastidio. Questo perché, nella volontà di scrive, è salda l’idea che ogni scoperta nasce dal conflitto. Perché il confronto più profondo e leale lo si fa con i propri nemici, con i propri fantasmi. Non vi è in questo progetto nessuna pretesa accademica o dottrinale. Ci sono spunti, provocazioni, da discutere insieme, se si vuole.

I giudici di Efeso condannarono alla Damnatio Memoriae Erostrato. Infrangiamo il divieto e rendiamoci complici di un uomo infame.

Tuttavia l’impegno dei giudici ha dato i suoi frutti e di Erostrato abbiamo perso quasi tutte le informazioni. Plutarco, Macrobio e poi tanta poesia, misere fonti, poche righe, versioni da liceo; ecco quello che resta. Quello che si sa è che Erostrato nacque pastore, bruciò e distrusse una delle sette meraviglie del mondo, il tempio di Artemide ad Efeso, spinto da un terribile desiderio di immortalità e fama, morì condannato all’oblio su ordine dei giudici di Efeso.

Volendo colorare ulteriormente la prosa, si aggiunga che Erostrato ebbro di vita e morte, distrusse la meraviglia nella stessa notte in cui nacque Alessandro Magno, 20 o 21 luglio del 356 A.C. .

Quindi questa la vicenda: un pastore assetato di vita eterna bruciò e distrusse uno dei capolavori più gloriosi della civiltà allora conosciuta, il tempio di Artemide. Il gesto come mezzo per essere ricordato dai nipoti dei nipoti di quelli che lo condannarono. Evidentemente riuscì nel suo proposito.

 

Questo è quanto è giusto sapere su Erostrato per essere suoi complici e aiutarlo nel superare il tempo e la storia. Tutto ciò che leggerete da qui in poi sono speculazioni dell’autore. Va da sé che l’autore crede che a questo punto il suo compito sia già stato adempiuto.

 

Questo non è un testo imparziale. Scrivere di Erostrato è accondiscendere al volere del criminale.

Voleva la memoria. Questo scritto, seppur miseramente, gliela concede. I giudici non avrebbero concesso queste parole. Può facilmente apparire come un gioco retorico, ma la ostinata riscrittura delle gesta del pastore anatolico sono un esplicito segno di complicità. Perché il gesto furente acquisisce senso solo se conosciuto. E così il pazzo misogino si affida agli uomini per soddisfare la sua sete. Un atto tanto sacrilego e tetro, meditato nella notte in compagnia del fuoco e di Dioniso, merita la nostra complicità? La risposta la daranno quelli che decideranno di raccontare la storia al prossimo e quelli che invece la lasceranno cadere nell’oblio che i vecchi si auspicavano.

Non resta che spiegare le ragioni che hanno portato l’autore a stare dalla parte del maledetto.

Qualcuno disse di Erostrato che era un diamante nero. Una pietra di rara bellezza immonda. Il gesto compiuto, restituisce il fascino dovuto alla distruzione, alla nullificazione dell’esistente. “Vento che ha sempre fame” ripete ossessivamente un altro vecchio nascosto dall’ombra. Macerie che portano macerie. La necessità di ricordare che la storia alterna in egual misura creazioni e distruzioni, la storia di un cane con la rabbia che si morde la coda. L’incendio del tempio, cos’è se non uno dei momenti più bui e simbolici di tutto il faticare fatto sotto il sole? Annichilire una civiltà per farne parte. Un edificio, magnifico, imponente, creato per superare le angherie dei tempi, per lasciare la traccia della civiltà creatrice al di là di essa, finirà per regalare la memoria al suo distruttore. Non è paradossale, è che diventa difficile distinguere l’odio che Erostrato covava per il suo popolo dall’amore che provava per la vita. Amore che l’ha condotto ossessivamente alla ricerca dell’immortalità. Coltivare la speranza che gli uomini continuino a pronunciare il tuo nome.

La memoria è strada ostinata e superba. La storia sceglie gli uomini, i fatti, le opere da portare con sé. Gli uomini non sono bambole, più vicini alla maledizione che alla redenzione. Che la storia perpetui il nome di Erostrato è il pegno e il monito che paghiamo a noi stessi.

Dello stesso valore sono le considerazioni che si fanno se si guarda alla distruzione del tempio con gli occhi dell’esteta e non del moralista.

Sentimento oscuro, soddisfazione diabolica, vedere la perfezione sgretolarsi. Ricordando le pagine del libro Fight Club, si pensi all’insistenza con cui il protagonista si accaniva contro il bel viso del giovane biondino. Distruggere ciò che è bello non da meno piacere che crearlo. Così Erostrato, uomo solo, pastore errante, ammira lo spettacolo della meraviglia in fiamme. Sono i segni della corruzione. Si dica sottovoce che rompere il gioco può essere confortante. Il mediocre, l’infame, il vile, se non ricordati per ciò in cui eccellono, possono cercare la loro fama per ciò che cancellano.

Di Erostrati, qualcuno dice che ce ne siano stati tanti dopo il nostro, forse anche prima. Stupirebbe se non fosse così. Addirittura qualcuno sostiene che si conservi più a lungo memoria dei piromani piuttosto che dei costruttori.

Questo articolo vuole rendere, in ultimo, omaggio ai costruttori.

Il tempio di Artemide di Efeso, in greco Artemision, poggiava su un basamento di marmo largo circa 8 metri e lungo 130. Sorretto da 127 colonne, alte 20 metri, le maestose travi di legno poggiavano su dei bellissimi capitelli ionici. Il fregio spoglio non aveva figure, la cima più alta reggeva il timpano. Timpano che aveva tre finestre, al lato dell’apertura centrale stavano due statue di bronzo di Amazzoni. Al centro del tempio stava la cella votiva e la statua di Artemide Efesia.

Statue meravigliose, fatte per mano di Fidia, Policleto, Cresila e Fradmone.

Il tempio era famoso e protetto perché offriva asilo a chiunque avesse bisogno. Si dice che fosse visitato continuamente da personaggi illustri.

Piace ricordare che nell’Artemision sostò anche l’oscuro Eraclito, e proprio all’altare di quel tempio offrì il suo libro. Si provi a credere ai fili rossi che legano gli eventi.

La leggenda narra che il tempio fu distrutto dal vile Erostrato, perchè la Dea Artemide, che quella notte era impegnata a badare la nascita di Alessando Magno, non poté proteggere la sua meraviglia.

Ci vollero circa cento anni per erigere il tempio. Tempio costosissimo che si ripagò con le offerte dei peregrini. Il complesso sorgeva su un complesso ancora più antico.

La decisione di costruire il tempio di Efeso, divenuto poi una delle sette meraviglie del mondo, fu presa dal re Creso verso la metà del settimo secolo A.C..

L’architetto che diresse i lavori si chiamava Chersifrone.

 

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Una risposta a SVENTURATA LA TERRA CHE HA BISOGNO DI EROI: Erostrato

  1. Dimitri El Madany ha detto:

    Due provocazioni, in linea – credo – con questa rubrica (che mi piace molto).

    Forse questo oscuro pastore era in realtà un incompreso illuminato.
    E se fosse stata l’ira verso Artemide a muoverlo? O magari l’odio verso gli dei in generale e verso la loro marmorea venerazione: i templi. Vandalismo antireligioso. Magari Erostrato era animato da una causa nobile, almeno ai suoi occhi: liberare i suoi concittadini dalla superstizione religiosa, mostrando loro che gli dei non erano nemmeno in grado di difendere i templi eretti in loro onore. Un illuminista ante-litteram! In questo senso, la storia della coincidenza con la nascita di Alessandro Magno non sarebbe altro che una scusa: il più classico degli “avevo da fare”. Artemide, raccontacene un’altra…

    Forse non la brama di memoria ha condotto Erostrato al suo folle gesto, bensì un desiderio opposto.
    Forse ciò che lo ha spinto è stata una sorta di consapevolezza zen: un esercizio simile a quelle sculture di burro di yak che i monaci tibetani impiegano mesi a costruire, per poi vederle sciogliersi al sole nel giro di una mattinata. Distruggere in un attimo il frutto di un lungo e duro lavoro, annichilire con un gesto rozzo il parto dell’arte più sublime. Una lezione di impermanenza, quella di Erostrato, impartita ad una civiltà che faceva proprio della memoria un elemento fondamentale. Essere ricordati: era concepibile nel mondo greco (e nel mondo antico in generale) un destino migliore? “Ricordatevi che nulla potrà essere ricordato per sempre”, sembra dire Erostrato alla sua gente, e per dirlo compie un gesto grazie al quale proprio lui rimarrà indimenticato. Un doppio paradosso. Damnatio memoriae si, ma capovolta. Un cortocircuito che vede Erostrato predicare e mettere in atto la dimenticanza, e finire per questo condannato ad esser ricordato per sempre…

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