SVENTURATA LA TERRA CHE HA BISOGNO DI EROI: Robert Budd Dwyer

di Michele Barbaro

Questa rubrica mensile intende discutere volta per volta la vita e le azioni di personaggi poco edificanti. Persone che suscitano o hanno suscitato scandalo, polemica, fastidio. Questo perché, nella volontà di scrive, è salda l’idea che ogni scoperta nasce dal conflitto. Perché il confronto più profondo e leale lo si fa con i propri nemici, con i propri fantasmi. Non vi è in questo progetto nessuna pretesa accademica o dottrinale. Ci sono spunti, provocazioni, da discutere insieme, se si vuole.

Dwyer swearing in

Un .357 Magnum revolver è in grado di spappolare la testa di un cervo a 45 metri di distanza.

Figuratevi quando lo stesso revolver è nella bocca di un uomo. Premuto il grilletto non resta che un frullato di cervella e sangue. Le tende bianche dietro il podio da cui parlava Budd in tempo zero erano imbrattate irrimediabilmente.

Budd si era preoccupato che ci fossero dei tavoli tra il podio da cui avrebbe parlato e le due dozzine di giornalisti pronti ad ascoltarlo e riprenderlo. Non era un caso. La sera prima aveva cenato con la moglie Joanne e i figli. La moglie riferì in seguito che fu una cena piacevole, nonostante tutto.

Quello avrebbe dovuto essere il suo ultimo giorno di lavoro. Quello è stato il suo ultimo giorno di lavoro. Quando i primi giornalisti stavano per lasciare l’ufficio, arrestò un secondo la lettura delle 21 pagine che aveva scritto per l’occasione: “Those of you who are putting your cameras away, I think you ought to stay because we’re not, we’re not finished yet1, consigliò. Lesse solo 20, delle 21 pagine che aveva preparato, poi consegnò ai suoi collaboratori 4 buste: “Greg… where are you… okay, just hang onto that right for the moment… Don, there’s some things for you to do, and there’s a note in here for Joanne…”2. La prima, funesta, era la sua tessera per la donazione degli organi, una seconda per la moglie, una terza per il governatore della Pennsylvania, l’ultima recava scritte le sue disposizioni per il funerale.

Lasciò i fogli battuti meticolosamente a macchina e cominciò a parlare guardando dritto avanti a se.

La voce si fece più concitata. Da sotto il podio Budd prese deciso una busta color ocra, quelle per spedire libri agli amici, ed estrasse il Revolvel Magnum di cui sopra. Invitò gentilmente i più deboli a lasciare la stanza: “Please leave the room, If this will…if this will offend you”3.

Immaginate il tempo che impieghereste per mettervi una pistola alla bocca e premere il grilletto.

Quello fu il tempo in cui Budd fece un frullato con il suo cervello.

Ecco servito l’incubo americano. Schizzi di sangue e cervella.

Dalla “World’s greatest democracy” ad un “american Gulag”. Parola di Budd Dwyer, senatore suicida della boscosa Pennsylvania: “…But in this nation, the world’s greatest democracy, there is nothing they can do to prevent me from being punished for a crime they know I did not commit…Since I’m a victim of political persecution, my prison would simply be an american Gulag”4.

Con gli ingredienti di questa storia si potrebbe confezionare la più classica delle cheesecake americane. Confezionata la cheesecake, gettarla nel tritarifiuti.

Si immagini: bandiera a stelle e strisce che sventola nel giardino, casa coloniale, staccionata bianca e due bambini che giocano a football. Poi si immagini: brillante carriera, strette di mano all’ultimo party prima delle elezioni, palloncini per la vittoria, una scrivania nell’ufficio federale, fiducia incrollabile nella più grande democrazia del mondo. Infine si immagini: un giudice, accuse per corruzione, giornalisti bava alla bocca, una conferenza stampa, Revolver a canna lunga, un uomo.

Robert Budd Dwyer nasce il 21 novembre del 1939 a Saint Charles (Missouri), studia alla Cambridge Spring School, dove si laurea nei primi anni sessanta. Rapida e brillante la carriera politica. Vista la Polonia teme il comunismo. Repubblicano, abito gessato e sigaro in bocca, ricopre dal 1965 al 1970 il ruolo di rappresentante della camera dei comuni della Pennsylvania, della quale diviene senatore nel 1970. Dal 1980 fino alla fine dei suoi giorni mantiene l’incarico di tesoriere dello stato. Sposato con due figli, incarna il sogno americano. Budd crede fermamente nel sogno a stelle e strisce, d’altronde l’America con lui è stata benevola. Budd è felice e orgoglioso della sua nazione. L’inquietante linearità di questa vicenda, simile a una di quelle sceneggiature finanziate dalla C.I.A. durante la guerra fredda, salta totalmente il 18 Dicembre del 1986.

Robert Budd Dwyer viene giudicato colpevole di abuso di ufficio e corruzione. La ragione: un torbido giro di tangenti tra una ditta di Computer californiana e i burocrati della Pennsylvania.

Budd è al centro di questo uragano. Il giudice Malcom Muir – “Judge Muir is also noted for his medieval sentences”*5 attende il 23 Gennaio del 1987 per ufficializzare la sentenza e spedire Budd in galera per cinquantacinque anni cinquantacinque.

Ecco che il b-movie patinato diventa un horror splatter. Il 22 gennaio del 1987, Budd convocò una conferenza stampa. Il giorno dopo, il giudice avrebbe ufficializzato la sentenza e determinato l’ammontare della pena. Tutti credevano che Budd Dwyer rassegnasse le dimissioni. Avrebbe ottenuto la pensione che spetta ad un servitore dello Stato e ricevuto una corposa buonuscita. Budd non rassegnò le dimissioni. Il 22 gennaio Budd si presentò presto in ufficio. Aiutò i suoi collaboratori a ordinare le sedie. Si curò personalmente che le sedie fossero posizionate lontane dal podio da cui avrebbe parlato. Alla conferenza parteciparono molti giornalisti e molte televisioni. In ordine sparso: WCAU, KYW, KDKA, Action News. Budd lesse per circa trenta minuti la ventina di fogli che aveva scritto. Si dichiarò innocente.

Poi, smise di leggere, consegnò ai suoi tre collaboratori 4 buste, prese da sotto il podio il .357 Magnum Revolver, se le portò alla bocca, e in diretta televisiva si sparò.

Le sue ultime parole furono: “this will hurt someone”6.

 

Non si intendono qui analizzare le ragioni del gesto di Robert Budd Dwyer. Nessuno ha il diritto di farlo. Tanto meno io. Si è voluto invece ricordare un uomo e la sua morte, le infinite contraddizioni in seno al mondo in cui viviamo.

 

COROLLARIO

– Robert Budd Dwyer allenò per diversi anni una squadra di Football universitario.

– Prima di diventare senatore, Budd insegnava in una scuola.

– Insieme a Budd fu condannato per corruzione anche Bob Asher. Dopo aver passato un anno in galera, Asher fondò una fabbrica di cioccolato ed fu eletto senatore dello stato della Pennsylvania.

– Tra le televisioni che seguirono la conferenza, la WPVI-TV di Philadelphia trasmise integralmente quanto stava accadendo, la WCAU e la KYW interruppero la registrazione quando Budd si mise la pistola in bocca. L’audio continuò a sentirsi in televisione. L’ABC, la NBC e la CBS, mostrarono solo dei fotogrammi di Budd con la pistola in bocca e del suo corpo a terra. La WPXI-TV della Pennsylvania ritrasmise l’evento integrale alle 5.00 di mattina, giustificandolo come un evento storico riguardo una persona importante.

– Tony Romeo, un reporter che stava a pochi passi da Budd quando si sparò, sviluppò in seguito all’evento una forte depressione. Lasciò temporaneamente la professione. Nel 2005 fu definito “uno dei più influenti reporter della Pennsylvania” dal sito internet Pennsylvania political news.

– In seguito alla morte di Budd, avvenuta sul posto di lavoro, la moglie ricevette dall’assicurazione 1.280.000 $, che furono dilapidati dai suoi avvocati.

– Tra i fogli che Budd consegnò prima di suicidarsi c’era anche la tessera per la donazione degli organi. Di tutti gli organi, solo le cornee furono donate, in seguito alla copiosa fuoriuscita del sangue dopo lo sparo.

 

È possibile trovare il video integrale della tragedia su youtube, a questo link http://www.youtube.com/watch?v=CUG0oD2eGlg, si avvisa che il contenuto è cruento.

 

1Tutte le frasi riportate in inglese, sono tratte dall’ultimo discorso tenuto da Budd Dwyer a Harrisburg, il 22 gennaio 1987.

2Tutte le frasi riportate in inglese, sono tratte dall’ultimo discorso tenuto da Budd Dwyer a Harrisburg, il 22 gennaio 1987.

3Tutte le frasi riportate in inglese, sono tratte dall’ultimo discorso tenuto da Budd Dwyer a Harrisburg, il 22 gennaio 1987.

4Tutte le frasi riportate in inglese, sono tratte dall’ultimo discorso tenuto da Budd Dwyer a Harrisburg, il 22 gennaio 1987.

5Tutte le frasi riportate in inglese, sono tratte dall’ultimo discorso tenuto da Budd Dwyer a Harrisburg, il 22 gennaio 1987.

6Tutte le frasi riportate in inglese, sono tratte dall’ultimo discorso tenuto da Budd Dwyer a Harrisburg, il 22 gennaio 1987.

 

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8 risposte a SVENTURATA LA TERRA CHE HA BISOGNO DI EROI: Robert Budd Dwyer

  1. Dario ha detto:

    non conoscevo questa vicenda.
    ora che la “conosco” (poco) mi sento di criticarla, ritenersi innocente, dirlo pubblicamente e sempre pubblicamente autocondannarsi per un reato non commesso, non ha senso dal mio punto di vista.
    fortissimo il contrasto tra l’american dream e i sorrisi immediatamente prima del gesto. E’ come se alla prima difficoltà incontrata, quest’uomo, che ha scalato in così breve tempo le gerarchie, si sia fatto travolgere dal sistema: grande e forte all’apparenza, ma dietro la facciata ecco la fragilità inaudita. ci sono davvero tutti i presupposti per una sceneggiatura, avvalorata anche dalla presenza delle telecamere, diventata sempre più preponderante nella vita di tutti i giorni (con i suoi pro e contro).
    ritengo dunque un errore il gesto e in generale tendo a condannare il suicidio. bisogna combattere sempre per gli ideali e la giustizia, personale e non. (se qualcuno dei notri politici si decidesse a farla finita, magari uno di quelli con decine di capi di imputazione, in quel caso non sarei più tanto contrario, ma questo è un altro discorso!)
    i confini tra colpevole, vittima e martire a volte sono sottili, è dunque difficile distinguerli ma è fondamentale riuscire a farlo..
    Dario

  2. michelebarbaro ha detto:

    Ciao Dario, e grazie per il commento.
    Io credo che un gesto tanto radicale implichi dei sentimenti ed una volontà che difficilmente può essere compresa da chiunque non sia Budd Dwyer.
    Riguardo le ragioni politiche e giudiziarie, si può benissimo studiare e giudicare la vicenda. Evidentemente è possibile tracciare pure dei parallelismi con il contemporaneo.
    Questa è una possibilità, d’altronde la finalità di questa rubrica è mettere pulci nelle orecchie.
    Ciao Dario, a presto.

  3. flaviopintarelli ha detto:

    @Dario: è proprio la contraddizione tra la forza apparente e la fragilità inaudita di cui parli, che colpisce di questa vicenda. Quante volte i potenti, anche se messi con le spalle al muro, reagiscono con arroganza, prepotenza o disprezzo?
    Quello vissuto in questa vicenda è un conflitto profondissimo, come dice Michele, insondabile ma presente, visibile…

    • Enrico Simoniello ha detto:

      Senza voler giudicare o approfondire, la prima impressione che ho provato nel leggere la vicenda, è quella di un parallelo “poco azzeccato” col suicidio rituale giapponese, fondato su presupporti etico-esistenziali-marziali completamente diversi. Ma quest’uomo che, a quanto sembra, incarnava l’american dream, quindi non solo credendo, bensì incorporando un sistema di valori, ideali e pratiche, forse non è che si sia arreso alla “prima difficoltà”; in modo più semplice (o paradossale, o macabro) il vecchio Budd, pur dichiarandosi innocente, non poteva nemmeno lontanamente concepire una simile onta o una simile condanna. In questo caso l’eliminazione fisica di sé stesso andrebbe vista non solo nell’ottica del “sistema” che spinge una sua “pedina” a farsi fuori da solo (tipo “Il padrino”), quanto anche come Budd stesso che vuole eliminare sé stesso da sé stesso, perché “quel” sé stesso condannato è inconcepibile…
      Questo detto a freddo, senza aver approfondito, senza giudizio
      Davanti al suicidio, di solito, la mia coscienza e le mie energie s’arrestano

      Enrico

  4. michelebarbaro ha detto:

    Ciao enrico,
    riguardo al “parallelo poco azzecato” con il suicidio giapponese, credo tu abbia preso un abbaglio. Non era minimamente mia intenzione paragonare gesti così irriducibili e culture così lontane. Le altre parole che spendi, le trovo invece interessanti.
    Non di meno, il parallelismo offre spunti da approfondire, tant’è che ho letto con profondo interesse anche la vicenda di Yukio Mishima.
    Invito tutti però a considerare che un gesto come quello di Budd Dwyer ha delle implicazioni tanto profonde e introspettive da rendere difficile ogni tipo di speculazione.

    Grazie comunque, ciao Enrico

    • Enrico Simoniello ha detto:

      No no, ma il parallelo non l’avevo colto da un tuo fantomatio paragone, è un’immagine che m’era saltata in mente (forse perché la sera prima m’ero rivisto il finale di “Sonatine” di Takeshi Kitano, e quindi è scattato un pensiero associativo…).
      Chiaro che ogni tipo di speculazione è difficile

      ciao Michele

  5. michelebarbaro ha detto:

    Scusa per il malinteso Enrico.
    Ciao.

  6. flaviopintarelli ha detto:

    A me pare che il paragone evocato da Enrico possa essere un’interessante chiave di lettura della vicenda, perché presuppone proprio un conflitto tra un individuo che incarna un complesso di valori e le regole stabilite proprio da quel complesso…

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