Dalla seta alla porcellana. Duemila anni di relazioni tra Europa e Cina

di Matteo Antonin

Dal 20 novembre 2010 al 30 gennaio 2011 la Galleria Civica di Piazza Domenicani di Bolzano ha ospitato la mostra Dalla seta alla porcellana. Duemila anni di relazioni tra Europa e Cina.

L’esposizione, organizzata dal Centro Studi Martino Martini per le relazioni culturali Europa/Cina di Trento, si trasferirà poi a Trento e Rovereto, dove potrà essere visitata fino al dicembre 2011.

La mostra si propone di illustrare al visitatore l’evoluzione dei rapporti secolari tra Oriente e Occidente attraverso l’analisi dei percorsi commerciali (via della Seta, via delle Spezie, via della Porcellana) che hanno collegato l’Europa e la Cina e attraverso i quali questi due mondi – apparentemente così diversi e lontani – hanno intessuto una fitta rete di relazioni, incontri, confronti e scambi culturali di ogni genere.

Allo scopo di favorire il commercio, terrestre e marittimo, della seta, delle spezie e della porcellana, nel corso dei secoli si sono infatti sviluppati porti, strade e città, fondati e costruiti in luoghi strategici sulla rotta delle antiche piste carovaniere. Furono proprio questi luoghi (città, oasi e accampamenti lungo le vie commerciali), ma soprattutto queste rotte (terrestre quella della seta, marittime quelle delle spezie e della porcellana), ad essere i veri e propri canali di comunicazione tra l’Europa e l’Oriente. In breve tempo diventarono teatro di tutta una serie di relazioni, commerciali ma soprattutto culturali, e di scambi regolari, determinanti nello sviluppo dei più svariati campi del sapere umano.

Attraverso una serie di immagini, illustrazioni, oggetti e ricostruzioni, il visitatore può tentare di rivivere la suggestiva atmosfera di quei luoghi.

Attraverso le sale dell’esposizione si ripercorre l’itinerario di circa 8000 km della via della Seta, attraverso le steppe dell’Asia centrale: dal Mediterraneo fino Chang’an (oggi Xi’an), in Cina, attraverso il Medio e il Vicino Oriente. Un lungo viaggio tra strade, piste, oasi e caravanserragli.

La ricostruzione di un banchetto di spezie dell’epoca ci permette di provare a immaginare gli antichi profumi e gli odori delle navi che navigavano lungo le rotte dell’Oceano Indiano colme di spezie; tra le più preziose la noce moscata, macis e chiodi di garofano, ma anche pepe, zenzero e cannella.

Le didascalie illustrative raccontano, accompagnando il visitatore in un viaggio dell’immaginazione suggestivo e affascinante, dell’antico desiderio del mondo occidentale di svelare l’arcano della fabbricazione della porcellana cinese (alla fine del Cinquecento ancora un mistero, segreto custodito gelosamente dagli orientali) e delle rivalità commerciali tra portoghesi, olandesi e inglesi per il monopolio sul commercio dei magnifici vasi cinesi e giapponesi, oggetto del desiderio delle classi abbienti europee.

Numerose immagini e vari oggetti aiutano il visitatore in questo sforzo di immaginazione: oggetti originali (un astrolabio e una bussola dell’inizio del XVIII sec., pipe da oppio e grandi ventagli della dinastia Qing, una statua del Buddha e una di Laozi che cavalca un leone) si alternano a riproduzioni di antiche carte geografiche e di prestigiosi dipinti: il Ricevimento degli ambasciatori veneziani presso i Mamelucchi a Damasco (attribuito da alcuni storici dell’arte a Giovanni Bellini, da altri a un anonimo veneziano), custodito al Museo del Louvre a Parigi, testimonia i numerosi contatti commerciali tra Venezia, uno dei vari terminali della via della Seta, e l’antica Damasco.

Ricevimento degli ambasciatori veneziani presso i Mamelucchi a Damasco.

Molto suggestivi sono anche le riproduzioni dei ritratti di Gengis Khan e Kublai Khan (altro condottiero mongolo, fondatore della dinastia Yuan, prima dinastia cinese, sotto la quale Marco Polo compì il suo viaggio in Cina), custoditi al Palazzo nazionale di Taipei, a Taiwan.

Ritratto di Genghis Kahn

La riproduzione di una miniatura che illustrava, in un’edizione del 1237, una maqāmāt (termine che indica un’opera in prosa rimata) del letterato arabo Alī al-Harīrī, oggi custodita alla Bibliothèque Nationale de France a Parigi, ci permette di immaginare come poteva essere una carovana di mercanti che, con i loro dromedari carichi di merci, transitavano per quello che oggi è l’Iraq.

Miniatura di una maqāmāt

Tra le varie riproduzioni esposte ve n’è una particolarmente significativa: un ritratto di Yu Wen-Hui, dipinto nel 1610 e conservato alla Chiesa del Gesù a Roma, rappresentante Matteo Ricci.

Ritratto di Matteo Ricci

Gesuita, matematico e cartografo marchigiano, Ricci giunse a Macao (antica colonia portoghese nella Cina meridionale) nel 1582 e vi rimase fino alla morte (1610), divenendo una figura importantissima per quanto riguarda l’evoluzione dei rapporti culturali tra Oriente e Occidente.

Imparò immediatamente la lingua locale e i costumi cinesi. Trasferitosi a Zhaoqing, per condurre meglio la sua opera di evangelizzazione si adeguò alle vesti religiose locali, indossando l’abito dei bonzi prima, quello dei confuciani poi, convinto della necessità di farsi “cinese con i cinesi”.

Con le sue conoscenze matematiche e filosofiche attirò su di sé l’attenzione dei letterati cinesi, guadagnandosi l’epiteto di Xitai, “maestro occidentale”.

Matteo Ricci ebbe un confronto serrato con la Cina: apprese e imparò, dialogò e presentò all’Europa molti aspetti di quella civiltà lontana, ponendo le basi per un proficuo confronto culturale tra l’Europa e la Cina.

Avvalendosi anche dell’esperienza di Matteo Ricci, nel 1642 sbarcò a Macao il gesuita trentino Martino Martini, che continuò con lo stesso spirito l’opera iniziata da Ricci e dai suoi confratelli, e a cui non a caso è stata intitolata l’associazione culturale Centro Studi “Martino Martini”di Trento, curatrice dell’esposizione.

Proprio come un novello Matteo Ricci o Martino Martini, il visitatore curioso e desideroso di conoscere si muove alla scoperta di un mondo nuovo, un tempo forse meno lontano da noi di quanto lo sia oggi.

La mostra invita a riflettere su come per un lunghissimo lasso di tempo alla distanza fisica tra il “Vecchio Continente” e il “Paese del Drago” non sia corrisposta un’altrettanto profonda distanza culturale: Europa e Cina, nella loro diversità, hanno sempre interagito, sono sempre state in contatto. Lo testimoniano la via della Seta, i diari e i resoconti dei viaggiatori (Marco Polo su tutti), ed anche la vita di personalità come Matteo Ricci o Martino Martini, i quali hanno fornito indubbiamente un apporto fondamentale al dialogo e alla reciproca comprensione tra Oriente e Occidente.

Informazioni su matteo

Sofista contaballe, stakanovista dell'otium, luddista oscurantista.
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