Le incredibili iconoclastie di Bondi e dell’SVP

di Flavio Pintarelli

L’atteggiamento stupito, indignato, offeso di fronte al triste spettacolo che la politica italiana mette in scena oramai quotidianamente agli occhi di tutto il corpo sociale è un atteggiamento che risulta, al punto a cui si è arrivati, liso, inadeguato, usurato.

Eppure, ogni giorno siamo qui a commentare lo spettacolo, critici severi e implacabili di quel naufragio sociale e culturale in cui siamo coinvolti tutti, orchestrine danzanti sul Titanic che affonda. Ieri, mercoledì 26 gennaio 2011, è stato il giorno di Sandro Bondi, confermato ministro da una risicata maggioranza. Tra i parlamentari che hanno contribuito al salvataggio del vate toscano vi sono anche i rappresentanti del principale partito di raccolta tedesco dell’Alto Adige, la SVP, i quali si sono astenuti dalla votazione.

Suona strano se si considera che proprio in Alto Adige la suddetta SVP governa provincia e capoluogo provinciale grazie a coalizioni con il Partito Democratico e i rimasugli di quella che un tempo fu la sinistra. Suona ancora più strano se si considera che, non molto tempo fa, l’Obmann Richard Theiner aveva dichiarato che: “sarebbe assurdo votare per un ministro che con il dispendioso restauro del Monumento alla Vittoria di Bolzano si è giocato ogni simpatia”.

Cosa è dunque successo nel frattempo? Molto semplice: una compravendita, una regolare transazione d’affari tra uomini politici. In cambio dell’astensione dei deputati Zeller e Brugger, Bondi si è impegnato a garantire la rimozione di alcuni bassorilievi di epoca fascista dalle facciate di alcuni edifici pubblici. Mettiamola giù in questo modo: un ministro dei Beni Culturali (?), in cambio della sua salvezza politica, si impegna a demolire un’opera d’arte (fascista ma pur sempre opera d’arte) in una città dove la destra italiana, che con i suoi voti ha contribuito a far eleggere questo governo, guarda a quel preciso periodo della storia d’Italia come al momento fondativo dell’identità italiana bolzanina in contrapposizione a quella tedesca. Sembra Achille Campanile, ma è la realtà. Non staremo qui a perdere troppo tempo lamentandoci della perdita dei valori della politica, dello scempio di una vita pubblica che oramai si basa più sul commercio che sulle idee, perché ripeteremmo una trita e snervante tiritera.

Quello su ci interessa riflettere è il senso e le conseguenze della rimozione violenta di un elemento architettonico che è anche un documento della storia cittadina. Pur non condividendo i valori e l’esperienza storica e politica che il Fascismo ha rappresentato per l’Italia e per il mondo intero, chi scrive è convinto che la rimozione di un monumento, la sua distruzione, sia un atto violento e pericoloso. Violento perché le opere d’arte vivono, parlano e comunicano a partire dal proprio contesto, dalle interazioni che esse stabiliscono con l’ambiente circostante. Spesso la musealizzazione di esse ne determina la morte o la mummificazione come testimoniano i fregi del Partenone esposti al British Museum, o le straordinarie architetture esposte nel museo di Pergamo a Berlino. Tombe lucenti, sicure, protette, ma pur sempre tombe che sottraggono le opere d’arte alla loro vita ed all’inesorabile scorrere del tempo. Lo sapeva bene Niccolò Rasmo, celebre storico dell’arte altoatesino, che durante il periodo delle Opzioni (1939-1940) si oppose allo smembramento del patrimonio artistico sudtirolese, conscio che, strappato dal suo ambiente, questo sarebbe morto cancellando le tracce di un passato in cui l’identità italiana e quella tedesca si erano mescolate con armonia e ricchezza, come sempre avviene nei pressi dei confini, siano essi fisici o culturali. I confini che, come il semiologo russo Lotman ha dimostrato ampiamente, sono sempre luogo di scambio, comunicazione, ibridazione tra le semiosfere.

Come ha mostrato il filosofo francese Paul Ricoeur, esistono molti tipi di memorie: ad uno di questi, la memoria monumentale e statica della retorica di Stato, una memoria che cala dall’alto e nasconde i punti oscuri della Storia sotto la sua coltre, si deve opporre una memoria leggera, volatile, critica. Una memoria che non cessi mai di porsi domande e di mettere in discussione l’immagine della Storia che la retorica di Stato costruisce per nascondere le proprie responsabilità.

La rimozione dei bassorilievi di Piazza Tribunale non farà altro che dare più forza alla memoria velenosa del Fascismo, attizzerà un sentimento revanscista. A quel punto l’estrema destra italiana si sentirà in dovere di vendicarsi, e si aprirà una spirale di ripicche e piccole vendette, che è l’anticamera della violenza.

È già accaduto con la rimozione della memoria delle Foibe, un avvenimento accaduto in circostanze storiche precise, su cui la destra italiana ha costruito il proprio discorso identitario e nel contempo ha eroso la memoria della Resistenza come mito fondativo della Repubblica italiana. Le foibe sono diventate così un simbolo ed un monstre storico del tutto svincolato dalla reale portata dei fatti, come le recenti ricerche di Claudia Cerignol hanno dimostrato.

Ma soprattutto, la rimozione di quelle sculture priverà la cultura critica di un oggetto concreto d’analisi, di un monito per le generazioni future. I simboli sono importanti perché possono essere interrogati, perché chi possiede una coscienza ed una cultura critica ne può affrontare il discorso, a volte essendone complice, altre volte essendone antagonista. L’atteggiamento iconoclasta che dice “chi difende il bassorilievo è a favore del Duce, ergo fascista” deve essere rifiutato, esso impone al ragionamento l’inaccettabile cornice concettuale del “o con noi o contro di noi”, che sta alla base di ogni mortificazione della vita democratica. La ripetè G.W.Bush dopo l’11 settembre, la ripetevano i Talebani che bombardarono le statue del Buddha nella valle di Bamiyan, la ripetevano i nazisti che bruciavano i libri nella tetra scenografia allestita da Goebbels.

Nella Storia nessuno è vergine, ma se, partendo da questo assunto, dovessimo cancellare i simboli e le vestigia del passato perderemmo fatalmente la possibilità di ricordarne le catastrofi, le stragi e i lutti.

Auschwitz fu costruito dal nazismo e ne testimonia la follia e la violenza, non dovrebbe dunque essere abbattuto? E la Colonna Traiana, simbolo della sottomissione di molti popoli all’Impero Romano, non è forse il segno di un’oppressione brutale e violenta? È questa assurda logica che la politica impone al buon senso, a cui noi, oggi, ci vogliamo opporre.

 

Informazioni su El_Pinta

Semiologo dilettante, spettatore ostinato, saggista crossmediale, teorico poststrutturalista.
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18 risposte a Le incredibili iconoclastie di Bondi e dell’SVP

  1. lordbad ha detto:

    Bel Post!🙂

    Un invito a riflettere sul vero senso della memoria anche su Vongole & Merluzzi … Spero avrai modo di ricambiarci la visita🙂

    http://vongolemerluzzi.wordpress.com/2011/01/27/olocausto-amnesico/#comments

  2. Andreas Perugini ha detto:

    Un’ottima riflessione… soprattutto pacata.
    Sul sensato non c’è neppure da discutere visto tutto è più sensato di un SVP Grande Fratello orwelliano che sottobanco si accorda col calabraghe di turno per prendere a schiaffoni gli Italiani.

  3. lucagiudici ha detto:

    Molto bello. Ma a parte questo (che pur conta), soprattutto molto importante. Sono tempi in cui considerazioni lucide come questa tua vanno maneggiate con cura, e conservate con la dovuta considerazione, perchè purtroppo rare. Quando le dichiarazioni pubbliche che andiamo ad ascoltare sono quelle di Fede oggi, purtroppo un pensiero come quello qui espresso è a una distanza stellare dalla realtà :((

    • flaviopintarelli ha detto:

      Di fronte agli sproloqui di Fede può sembrare che questi pensieri, espressi di getto e pancia, siano collocati a distanza stellare dalla realtà, ma io spero, proprio perché mi pongo tra gli astri, di schiantarmi su questa realtà come un asteroide o una meteora!

      • lucagiudici ha detto:

        Spero di non essere stato mal capito. Essere a distanza stellare da questa realtà NON è una critica, anzi ! Volevo solo esprimere il mio rammarico per un pensiero lucido che non ha presa sul guano scivoloso in cui dobbiamo galleggiare😦

  4. flaviopintarelli ha detto:

    Dici bene Andreas, dopo questa cosa il concetto di senso viene decisamente ridisegnato. Nell’articolo ho cercato di essere il più possibile distaccato dalla polemica politica, per proporre una riflessione su quello che significano il ricordo e la memoria, nella giornata ad essa dedicata.

  5. flaviopintarelli ha detto:

    @luca: figurati eri stato chiarissimo! La mia voleva essere una metafora “futurista”😉

  6. Alessandro Zuech ha detto:

    Un bel quadro di insieme, in grado di raccontare anche a chi questa terra la vede solo ‘felix’ e privilegiata la reale portata di cio’ che a prima vista potrebbe apparire superficiale e secondario, e che tale non e’. L’indiscusso benessere ha negli anni solo coperto, ma non del tutto risolto, problemi culturali e di comprensione che persone come Alex Langer hanno descritto con precisione in anni piu’ difficili che, con una gestione politica dilettantesca come quella attuale, potrebbero tornare.

  7. francesco ha detto:

    ciò che più fa rabbia è che a permettere questo sfregio contro l’arte è proprio un Ufficio preposto alla tutela dei beni culturali…
    Ma da uno come Sandro Boldi non ci si può aspettare di meglio. Che schifo d’uomo!

  8. flaviopintarelli ha detto:

    @alessandro: concordo con te al 100%. I rischi sono proprio quelli di un ritorno di quei problemi culturali a cui fai accenno quando citi Langer. Bisogna stare attenti e non dare mai nulla per scontato.

    @francesco: da uno che ha scritto una poesia (sic) intitolata “A Fausto Bertinotti (comunista senza esserlo)” che ti aspetti?!😉

  9. Martino Munini ha detto:

    Non posso che condividere l’analisi politica. La cosa veramente preoccupante è che sembra esserci rimasta solo quella. Come tu stesso hai scritto nel post, siamo spettatori inermi di un grottesco teatrino di degenerazione morale che inevitabilmente si traduce in avvenimenti aggiaccianti e surreali. Quando tutti capiranno che lo spessore morale di un uomo che riveste una carica pubblica non solo è un vanto personale ma soprattutto un requisito necessario al fine della buona riuscita del proprio lavoro sarà un giorno di festa.

  10. flaviopintarelli ha detto:

    Copio e incollo l’interessante commento di Paolo Mosna lasciato su Facebook in calce ad una discussione su questo argomento. Credo che sia interessante ed utile poterlo leggere anche qui.
    “Posso dire la mia? E una volta tanto non voglio fare questioni di schieramento politico, che su questo caso a 66 anni dalla fine del fascismo mi sembra, così come viene proposto, ridicolo. Anche perchè non di grande politica si tratta, ma di bassi scambi di potere per salvare sedie..
    Il bassorilievo di Mussolini si ispira probabilmente a mio modo di vedere, per come è rappresntata la figura, al famoso episodio della spada dell’Islam, avvenuto in Libia nel 1937. Ecco come viene descritto l’episodio:
    Il 18 marzo 1937 il duce sbarca a Tobruk dall’incrociatore Pola e inaugura la via Balbia, che attraversa tutta la costa libica. La visita dura fino al 21 e vede Mussolini percorrere la “sua” terra con l’aereo e l’auto, infaticabile anche se visibilmente appesantito.
    Alle porte di Tripoli, il giorno 20, il momento più solenne. Nell’oasi di Bugara il duce appare a cavallo dalla sommità di una duna, è accolto dal triplice grido di guerra dei combattenti musulmani, si erge sulle staffe del suo cavallo bianco, alza al cielo la spada con l’elsa in oro massiccio che il capo del contingente berbero gli ha appena consegnato e si proclama “protettore dell’Islam”. Intorno echeggiano le salve di cannone; dietro di lui è schierata una colonna di 2.600 cavalieri, con i quali entrerà a Tripoli. Il colpo d’occhio è suggestivo e pochi s’interrogano sul fatto che un cristiano “infedele” possa proclamarsi “protettore dell’Islam”.
    Non voglio parlare dei dettagli di questa “protezione” in Libia, ma mi sembra evidente che si sia trattato di una rappresentazione mediatica del tutto priva di rapporto con la verità effettuale, secondo il classico costume dei governanti descritto dal nostro grande Niccolò.
    E poi leggiamo cosa dice Poldi dello scultore:
    Il bassorilievo di Piffrader è perfetto per fare capire come la storia sia complessa, non semplice e lineare come vorrebbero quelli che ne danno una lettura solo etnica. Piffrader fece il monumento ai Kaiserjäger sul Bergisel ad Innsbruck, poi aderì al fascismo e fece quel bassorilievo, infine dopo la guerra fu eletto presidente del neonato Künstlerbund. La storia dell’Alto Adige è così: intricata.
    Quindi la questione è molto più complessa di quanto sembra a prima vista (io concordo appieno con Poldi)
    A questo punto mi chiederete, come chiedevano alla grande Politkovskaia prima di :prendi posizione, prendere posizione è intelligente
    Io invece dico che sono costituzionalmente da sempre contrario alla censura. La verità, per quanto spiacevole, è sempre rivoluzionaria, serve a far capire le cose e induce a riflettere al di là degli slogan facili e inutili. E togliere un pezzo del bassorilievo e scomporre l’opera di uno che è stato uno stimato artista sudtirolese prima, durante e dopo il fascismo, qualunque messaggio abbia voluto lasciare, è una censura.
    Quindi sono contrario al ridicolo pateracchio. E penso, come Poldi, per questo bassorilievo come per il Monumento (per cui auspico che nei sotterranei si faccia il museo del fascismo e del nazismo e se ne dia incarico agli storici), che non si debba censurare, amputare o distruggere, ma capire, indagare, spiegare ed educare.”

  11. Pingback: kiasma.it - il blog » Ministro della cultura

  12. matteo ha detto:

    Bell’analisi, capace di spaziare dalla politica all’analisi artistica, per poi interrogarsi sul senso della storia e conseguentemente della memoria, nella giornata proprio a lei dedicata. Credo che la memoria storica, se vuole avere un qualche dialogo con il presente e diventare monito per il futuro, non possa venire “censurata”, o “incanalata”. Pur comprendendo che i bassorilievi fascisti possano essere fastidiosi per la popolazione altoatesina di lingua tedesca, mi chiedo come la loro rimozione possa risolvere il problema della convivenza. Un uso della storia intelligente farebbe tesoro di quelle memorie: presentandole alle nuove generazioni, spiegando perché esse si trovano lì, rendendole testimonianza di ciò che è stato e di cosa non deve più essere.
    Ma questa, in tutti i sensi, è proprio un’altra “storia”…

  13. SimoneGhelli ha detto:

    Complimenti Flavio, un intervento di cuore ma anche di testa, e che soprattutto ci racconta uno dei tanti “fatterelli” che le questioni di bordello stanno oscurando da giorni. Che ne dici di rilanciarlo su SP domani?

  14. Dario Cocciardi ha detto:

    Un’ottima analisi, Flavio! È sempre un piacere leggere qualcuno che pensa con la propria testa (e scrive molto bene). La soluzione che propone Matteo è l’unica in grado di migliorare questa “convivenza” (tra virgolette, perchè al momento la considero più una reciproca sopportazione). Piano piano, per piccoli passi. La rimozione del passato non ha mai dato e mai darà risultati positivi; a maggior ragione se questo passato è tragico e ricordarlo ci può aiutare ad impedire che accada di nuovo.
    Molto interessante anche il commento di Paolo Mosna!

  15. Pingback: Per un diritto al paesaggio e alla città: le Pietre e il Popolo

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