Note sulla democrazia coatta

di Flavio Pintarelli

La seguente riflessione si sviluppa e si riallaccia ai commenti che hanno preceduto e seguito i risultati del referendum svoltosi pochi giorni fa tra i lavoratori di Mirafiori, in cui si è decisa l’applicazione di un accordo relativo alle condizioni di lavoro, che ha di fatto modificato in maniera radicale il complesso delle relazioni sindacali nel nostro Paese.

Non è mia intenzione discutere né argomentare le ragioni del Si e quelle del No, dato che mi pare che queste siano state già ampiamente dibattute ed analizzate; quello che mi interessa è focalizzare l’attenzione su come questa vicenda rappresenti un ulteriore passaggio verso la completa ridefinizione dei rapporti tra il Potere, sia esso politico o, come in questo caso, economico, e quanti vi sono sottoposti.

In un intervento recentemente pubblicato on-line, Christian Raimo riprende alcune considerazioni elaborate da Wu Ming 1 a partire dalle tesi espresse nell’ultimo libro di Massimo Recalcati, L’uomo senza inconscio. Secondo Recalcati l’epoca contemporanea sarebbe caratterizzata dalla perdita, da parte del Soggetto, della sua dimensione inconscia, cioè della sua capacità di “dare forma alla forza”, di opporre una volontà regolatrice ai flussi energetici generati dal Desiderio. A questa capacità il “discorso del capitalista” avrebbe sostituito quell’imperativo a godere che caratterizza l’attuale rapporto del consumatore con la merce. Tale imperativo si concretizzerebbe in un’attitudine dissipativa che ha il suo risvolto psicopatologico in tutte quelle forme di dominio disciplinare che il Soggetto impone al proprio corpo (disturbi alimentari, dipendenze, ipocondrie, ecc.). Il recupero della figura del “Padre Simbolico”1 viene indicato da Recalcati come una possibile via di fuga da questo stato di cose.

Riprendendo l’accenno alla condizione di genitorialità che traspariva nelle tesi di Recalcati, Wu Ming 1 ha mostrato come, sulla scorta dei testi del linguista George Lakoff, la metafora della paternità sia costitutiva del “frame della nazione come famiglia”. All’interno di questo frame sono possibili due modelli mentali: quello del “genitore severo”, su cui si modella il pensiero conservatore, e quello del “genitore comprensivo”, su cui si modella il pensiero progressista. Secondo lo scrittore il berlusconismo come apparato politico-concettuale storicamente costituito, avrebbe obliterato quei modelli mentali, sostituendo loro quello che viene definito un “potere pappone”. Un modello mentale incentrato su di una paternità dissipativa e lassista, che mira a stabilire una complicità col corpo sociale il cui scopo ultimo sarebbe quello di giustificare un Potere sempre meno soggetto ai vincoli della tradizionale relazione democratica.

Christian Raimo prende le mosse proprio da queste riflessioni, individuando però in quella che lui definisce con l’espressione “paternità ingannevole”, la forma contemporanea della genitorialità. Come dobbiamo intendere questo concetto? Secondo Raimo la principale strategia dell’odierno capitalismo culturale (l’espressione è di Slavoij Žižek) ha come obiettivo quello di proporre, prima ancora che delle merci, un complesso di valori positivi (come esempio Raimo cita due spot pubblicitari della FIAT). Insomma, per usare le parole dello scrittore, “il padre ingannevole, questa facies del “capitalista culturale”, ha un obiettivo ulteriore. Non gli basta vendere il Bene; vuole al contempo evitare che sia lui a imporci questa sua etica. Vuole garantirci anche la libertà di scelta”. L’inganno starebbe proprio in questa dissimulazione del carattere coercitivo, coatto, di questa relazione. Si tratterebbe, infatti, di una scelta double-bind, del tutto simile a quella inscenata da Marchionne a Mirafiori, dove ogni risultato avrebbe determinato una vittoria del management: in caso di vittoria del Si con l’introduzione dell’accordo relativo alla regolamentazione del lavoro; in caso di vittoria del No tramite la minacciata delocalizzazione dello stabilimento.

Nell’intervista rilasciata nel quarto numero della rivista Alfabeta2, Žižek sostiene che l’Italia del berlusconosimo sia da considerarsi come il laboratorio di un modo del tutto nuovo di concepire la politica e la Democrazia. Berlusconi sarebbe il modello di quell’auotritarismo permissivo, che potrebbe rappresentare la forma politica più diffusa nel prossimo futuro. Una forma politica basata sulla deresponsabilizzazione del corpo sociale che, rinunciando alle tradizionali relazioni democratiche – le quali diventerebbero una semplice forma priva di sostanza – consegnerebbe al Potere il controllo assoluto su ogni aspetto della propria esistenza.

Il referendum di Mirafiori segna, a mio avviso, un’ulteriore passo in avanti verso questo stato di cose, a cui si aggiunge la recente proposta dell’assessore della Provincia di Venezia Speranzon, che invita i bibliotecari provinciali a rimuovere dagli scaffali i libri degli scrittori firmatari di un appello in favore di Cesare Battisti e ad interrompere ogni genere di collaborazione o rapporto con i suddetti, obbligando di fatto un’intera categoria professionale ad abdicare alla propria funzione a costo di passare come “fiancheggiatori di un noto terrorista”.

1Il concetto di “Padre Simbolico” si deve a Lacan ed indica quella figura in grado di insegnare al Soggetto la capacità di “dare forma alla forza”, di sottomettere la pulsione al godimento ad una regolamentazione.

 

Informazioni su El_Pinta

Semiologo dilettante, spettatore ostinato, saggista crossmediale, teorico poststrutturalista.
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Una risposta a Note sulla democrazia coatta

  1. flaviopintarelli ha detto:

    Mi è stato fatto notare come vi sia un passaggio poco chiaro nella trattazione dell’argomento. In particolare il collegamento tra ciò che Žižek afferma nell’intervista ad Alfabeta2 e gli episodi di Mirafiori e del #rogodilibri.
    Ciò a cui mi riferivo è che mi pare esistere una somiglianza sostanziale tra le logiche del moderno autoritarismo democratico e le logiche sottese a questi due episodi. In entrambi i casi, sia Mirafiori che il #rogodilibri, ci si trova di fronte ad una situazione in cui è il Potere (Marchionni e Speranzon) che si arroga il diritto di stabilire cos’è auspicabile per chi gli è sottoposto, senza dare una vera possibilità di scelta. In questo io leggo l’affermarsi di una logica comune, che è quella della “politica del fare”, il cui discorso si può sintetizzare in questo modo: “lasciate fare a noi, che sappiamo cosa stiamo facendo, voi rilassatevi e non pensate a nulla”.
    Quando il discorso del capitalismo, come nota anche Raimo, si incentra sulla proposta di un complesso di valori positivi assoluti (il Bene), ogni discorso che metta in discussione i presupposti di quel sistema economico e sociale viene automaticamente valorizzato in senso negativo assoluto (il Male).
    Il caso del #rogodilibri è emblematico, invece che garantire il diritto dei cittadini a crearsi una propria opinione, l’istituzione usa il pretesto del Male assoluto (Battisti come mostro) per operare la rimozione di un complesso culturale critico (le opere degli scrittori che hanno firmato l’appello a favore di Battisti).

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