Il concerto di Verme e Crash of Rhinos al Blah Blah di Torino
- Stefano Palmieri – Oggi sono stanco, troppo stanco per scrivere una cosa lunga e complicata ma ci proviamo lo stesso. Non si parlerà di nessun album nuovo in uscita questa volta a Ongaku no susume ma di un concerto che si è tenuto domenica scorsa al Blah Blah di Torino. Quello di Verme + Crash of Rhinos. Inutile specificare, come forse avrete capito dal titolo, che si tratta di due gruppi punk. E mentre se per i Verme l’etichetta punk può calzare più o meno a pennello, per i Crash of Rhinos sta un po’ strettina perchè c’è tutto un mondo intorno alla loro musica. Il concerto è stato molto esaltante, sono ritornato ragazzino e scemo, andato indietro con la mente a 10 anni fa quando ero incazzato, demoralizzato, compravo i dischi dalle fanzine di gruppi soprattutto italiani che avevano stampato cento copie, avevo la t-shirt con su scritto: “Same shit, different day” e passavo interi pomeriggi e serate in una cantina umida con il mio gruppo a riprovare ogni volta gli stessi pezzi. E’ stata una madeleine per me e a dir la verità mi sono anche un po’ emozionato, il giovane ex punk col cuore di panna. Ma andiamo con ordine che sto quasi perdendo il filo del discorso. Non vi ho ancora presentato a modo i gruppi in questione ed è quello che farò qui di seguito. Con il preziosissimo aiuto del mio amico Pippo cercherò di farvi quantomeno annusare l’aria che si respirava al Blah Blah quella sera attraverso le sue foto. Io non le ho viste guardate, le vedo per la prima volta adesso, mentre scrivo. Lui sostiene che non siano un gran che (non ci credo), anche se posso capirlo perchè nella sala concerti (che è relativamente piccolina) c’era tanta gente, troppa per essere un concerto di domenica sera, e l’atmosfera era caldissima. Ciò significa pogo scatenato, stage diving e tanta ma tanta passione.
Questi qui su sono Verme cioè Tommaso, Giacomo, Jacopo e il basso lo suona Violetta che quella sera aveva la maglia dei Raein. Di base son di Milano anche se alcuni di loro (due di sicuro) son toscanacci e hanno all’attivo 3 lp (Bad Verme, Vai Verme Vai, Un Verme Resta Un Verme) che durano all’incirca 15 minuti l’uno e si possono scaricare gratuitamente dal loro blog. Vanno velocissimo, urlano e hanno dei testi brevi, a loro modo poetici ma anche ironici, che vengono gridati al microfono senza cura della melodia e arzigogoli strani. Uno dei miei pezzi preferiti dei Verme è senza dubbio Ossimoro; da quando l’ho scoperto non faccio che ascoltarlo e riascoltarlo al mattino prima di andare al lavoro. Sono solo due frasi ma ti trapanano il cervello e restano fisse per sempre nella memoria:
“Potremmo parlare per 7 ore di un ossimoro / ma io lo sento quello che
non dici ed è bello come te.”
Loro invece sono i Crash of Rhinos, cinque inglesi di Derby che incidono per la Triste Records che come potete intuire dal nome è un’etichetta italianissima. Suonano un emo core grezzo anni ’90 con una padronanza tecnica mostruosa e voci corali che si accavallano l’una all’altra. Caratteristica peculiare del gruppo è quella di avere due bassi che fanno un casino incredibile senza però dare fastidio. Giocano molto col ritmo, ora sono calmissimi e fanno viaggiare, ora la batteria mitraglia senza tregua e fa muovere ogni parte del corpo. Hanno all’attivo un disco (Distal) che è un doppio vinile anche se è possibile scaricarlo gratuitamente, o facendo un’offerta, dal Bandcamp della band. Sono 7 tracce, quaranta minuti di furia con i controtempi e intermezzi meravigliosi. E, anche per loro, mi permetto di postare il mio pezzo preferito: Big Sea




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